Posto una riflessione del mio prof. di marketing, nonche' di laurea (si lo so era una laurea farlocca la mia...), Fabrizio Maria Pini (oggi al MIP - Politecnico di Milano) pubblicata ieri sul suo profilo facebook che trovo interessante e "centrata".
Mah, visto che ho faticato a dormire ho avuto tempo di
cercare di andare oltre la prima reazione da commenti di fb sul tipo:
"siete tutti coglioni se avete votato..." che non pare fosse adeguata
a capire cosa è successo e premesso che anche il centro-destra ha poco da
celebrare se non una incredibile rimonta che li ha allontanati dall'estinzione
ma li ha portati comunque lontani dai risultati di soli quattro anni fa. Visto
che un po' mi occupo di marketing ho provato a ragionare nel modo classico per
questa disciplina:
A) quali sono i bisogni più forti espressi dagli italiani in
relazione alla politica? Ho provato a sintetizzarli così, in modo molto crudo:
1. Paura di diventare povero. L'ultimo anno ha portato alla
luce in modo drammatico una crisi estesa e dalla quale è sempre più difficile
uscire. Questa crisi colpisce di più quei soggetti tradizionalmente non
rappresentati (piccoli imprenditori, cococo e precari, partite IVA). Su questa
situazione di paura si è abbattuta la manovra recessiva del governa ma prima
ancora un fisco percepito come forte con i deboli e debole con i forti che ha
in Equitalia la sua immagine meno positiva.
2. Paura delle corporazioni. E' stato percepito come sempre
più evidente che l'Italia politica fosse la punta di rappresentanza di un
sistema corporativo, chiuso e arrogante sempre più distante ad autonomo dal
resto del Paese. Da MPS a Daccò a Batman a Penati...
3. Paura di non avere un futuro. Le imposizioni europee e la
mancanza di una via di uscita che vada oltre i conti in ordine hanno comunicato
l'idea di un declino inarrestabile ed eterodiretto.
B) Per rispondere a queste paure come si sono
"posizionati" i tre maggiori partiti?
a. PDL: la rimonta di Silvio è stata basata non sulle
regalie dell'IMU e altre cose più evidenti agli occhi degli elettori, ma su una
operazione nostalgia, di ricostruzione di un passato ideale, pre-Monti, al
quale fosse possibile tornare perche' tutto fosse come prima, un prima con meno
tasse e senza Stato (poco importa che questa prima non fosse mai esistito): c'è
una visione chiara di dove andare e un nemico certo: la perfida Germania causa
di tutti i nostri guai e una via di uscita che passa da Equitalia e finisce con
l'IMU.
b. M5S: cambiare dal basso, togliere gli oligarchi, mettere
di nuovo la gente comune al centro, ripartire con un progetto (un po' confuso)
in dieci punti (come i comandamenti) e anche qui i mille euro ed Equitalia e la
lotta alle banche artefici della crisi e della sua mancata soluzione.
c. PD: la campagna del PD ha aggirato le paure 1,2 e 3 senza
esorcizzarle e proponendo in modo un po' frammentato e a singhiozzo un
programma dove erano evidenti le possibili tasse patrimoniali e soldi nei
soliti posti: sanità, istruzione, infrastrutture ma leggere (per carità). Li
definisco soliti posti non perche' non siano cruciali sia ben chiaro, ma perche' sono posti dove non bastano le risorse senza una forte innovazione nei
modelli, nelle persone, nelle prassi e della quale non c'era evidenza nel
programma del PD. In sintesi, l'offerta politica prometteva di aumentare le
paure degli italiani invece che esorcizzarle. E le paure sono una leva forte
non solo per la comunicazione ed il marketing.
In sintesi, mi sembra che l'offerta del PD fosse mal
posizionata rispetto ai bisogni dei suoi possibili elettori (dei cittadini in generale ndr) ed è per questo che
non è uscita vincente dal confronto. Questo dal punto di vista della strategia
di marketing, per quanto riguarda le criticità dell'esecuzione e del marketing
mix vi rimando a un mio futuro post.

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