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martedì 26 febbraio 2013

La Paura e il Bisogno di Fabrizio Maria Pini

Posto una riflessione del mio prof. di marketing, nonche' di laurea (si lo so era una laurea farlocca la mia...), Fabrizio Maria Pini (oggi al MIP - Politecnico di Milano) pubblicata ieri sul suo profilo facebook che trovo interessante e "centrata".

Mah, visto che ho faticato a dormire ho avuto tempo di cercare di andare oltre la prima reazione da commenti di fb sul tipo: "siete tutti coglioni se avete votato..." che non pare fosse adeguata a capire cosa è successo e premesso che anche il centro-destra ha poco da celebrare se non una incredibile rimonta che li ha allontanati dall'estinzione ma li ha portati comunque lontani dai risultati di soli quattro anni fa. Visto che un po' mi occupo di marketing ho provato a ragionare nel modo classico per questa disciplina:

A) quali sono i bisogni più forti espressi dagli italiani in relazione alla politica? Ho provato a sintetizzarli così, in modo molto crudo:

1. Paura di diventare povero. L'ultimo anno ha portato alla luce in modo drammatico una crisi estesa e dalla quale è sempre più difficile uscire. Questa crisi colpisce di più quei soggetti tradizionalmente non rappresentati (piccoli imprenditori, cococo e precari, partite IVA). Su questa situazione di paura si è abbattuta la manovra recessiva del governa ma prima ancora un fisco percepito come forte con i deboli e debole con i forti che ha in Equitalia la sua immagine meno positiva.
2. Paura delle corporazioni. E' stato percepito come sempre più evidente che l'Italia politica fosse la punta di rappresentanza di un sistema corporativo, chiuso e arrogante sempre più distante ad autonomo dal resto del Paese. Da MPS a Daccò a Batman a Penati...
3. Paura di non avere un futuro. Le imposizioni europee e la mancanza di una via di uscita che vada oltre i conti in ordine hanno comunicato l'idea di un declino inarrestabile ed eterodiretto.

B) Per rispondere a queste paure come si sono "posizionati" i tre maggiori partiti?

a. PDL: la rimonta di Silvio è stata basata non sulle regalie dell'IMU e altre cose più evidenti agli occhi degli elettori, ma su una operazione nostalgia, di ricostruzione di un passato ideale, pre-Monti, al quale fosse possibile tornare perche' tutto fosse come prima, un prima con meno tasse e senza Stato (poco importa che questa prima non fosse mai esistito): c'è una visione chiara di dove andare e un nemico certo: la perfida Germania causa di tutti i nostri guai e una via di uscita che passa da Equitalia e finisce con l'IMU.

b. M5S: cambiare dal basso, togliere gli oligarchi, mettere di nuovo la gente comune al centro, ripartire con un progetto (un po' confuso) in dieci punti (come i comandamenti) e anche qui i mille euro ed Equitalia e la lotta alle banche artefici della crisi e della sua mancata soluzione.

c. PD: la campagna del PD ha aggirato le paure 1,2 e 3 senza esorcizzarle e proponendo in modo un po' frammentato e a singhiozzo un programma dove erano evidenti le possibili tasse patrimoniali e soldi nei soliti posti: sanità, istruzione, infrastrutture ma leggere (per carità). Li definisco soliti posti non perche' non siano cruciali sia ben chiaro, ma perche' sono posti dove non bastano le risorse senza una forte innovazione nei modelli, nelle persone, nelle prassi e della quale non c'era evidenza nel programma del PD. In sintesi, l'offerta politica prometteva di aumentare le paure degli italiani invece che esorcizzarle. E le paure sono una leva forte non solo per la comunicazione ed il marketing.

In sintesi, mi sembra che l'offerta del PD fosse mal posizionata rispetto ai bisogni dei suoi possibili elettori (dei cittadini in generale ndr) ed è per questo che non è uscita vincente dal confronto. Questo dal punto di vista della strategia di marketing, per quanto riguarda le criticità dell'esecuzione e del marketing mix vi rimando a un mio futuro post.

martedì 12 febbraio 2013

SAIPEM - Ancora tu ma non dovevamo vederci più...

Riporto sotto il Dagoreport che riporta l'articolo del FT online e che, come altri giornali italiani, riporta la notizia del famigerato "venditore fortunato" che il giorno prima del profit warning (PW) ha venduto il 2,3% di SAIPEM (That's cool! Ma leggetelo in italiano...). 
Sarebbe banale scrivere "non è possibile che questi abbiamo venduto il giorno prima del PW!", quindi non lo scriverò ma sono curioso di sapere come andrà a finire l'inchiesta... o forse come finirà nel nulla...

Dagoreport dall'articolo di Alexandra Stevenson per il "Financial Times" - www.ft.com


E' stato il fondo BlackRock a vendere una quota importante di Saipem, in una transazione che ha attirato l'attenzione dei regolatori italiani e britannici. Lo rivela oggi il "Financial Times", secondo cui "gli investigatori stanno verificando se ci sia stato abuso di mercato nella vendita delle azioni poco prima di un ‘profit warning' da parte di Saipem, controllata da Eni, una società controllata dallo Stato".
Massachusetts Financial Services, un fondo di investimento americano che gestisce 338 miliardi di dollari, aveva comprato una quota del 2% in Saipem poche ore prima del warning. "Non ho mai visto una cosa simile", ha detto a "FT" un banchiere. Dopo meno di 24 ore, il profit warning fece crollare il titolo e in borsa si bruciò quasi un terzo della capitalizzazione di Saipem. Il comunicato ha fatto arrabbiare molti tra gli investitori istituzionali che avevano investito nella compagnia, anche perché il management precedente - silurato a novembre dopo l'esplosione del caso sulle tangenti in Algeria - aveva promesso che i conti sarebbero stati in linea con i target 2012.

BlackRock non ha voluto commentare l'articolo. Non è obbligato a comunicare le quote che detiene in Saipem al di sotto del 5%. Nel 2012, il fondo ha comunicato alla Consob che non avrebbe più dato notizie sulla sua partecipazione in Saipem, rendendo difficile sapere quanto ne possegga veramente.
Anche BofA-Merril Lynch non ha voluto commentare.La Consob non ha voluto rivelare su chi stia investigando, ma ha affermato di "voler verificare ogni operazione e andare nel dettaglio di questa storia", dalla vendita al profit warning.